Ho recensito alcune canzoni di Don Backy.
Buona lettura.
L'IMMENSITA' (testo)
Io son sicuro che, per ogni goccia/per ogni goccia che cadrà,/un nuovo fiore
nascerà/e su quel fiore una farfalla volerà /Io son sicuro che, in questa grande
immensità/qualcuno pensa un poco a me/non mi scorderà/Sì, io lo so/tutta la vita sempre
solo non sarò/un giorno troverò/un po' d'amore anche per me/per me che sono nullità/
nell'immensità/Sì, io lo so/tutta la vita sempre solo non sarò/e un giorno io
saprò/d'essere un piccolo pensiero/nella più grande immensità/del suo cielo.
Recensione
Canto di un viaggiatore errante musicato con tasti elettronici.
Suoni di una
chitarra accompagnatrice squarciano il cielo.
Un uomo, col
mantello sulle spalle, forse piange.
Esclamazioni
improvvise ai piedi della cattedrale battezzata immensità.
Cerimonia
terrena fiduciosa nella provvidenza,
ché guardi il Bilancio del poeta in cammino.
Urlo di una
tempesta nell'armonia vocalica.
Musica strumentale vestita da chierichetto per dare testimonianza di fede.
Culto del
pessimismo, in ginocchio.
Tomba della solitudine mortìfera, in cantina.
Bisticcio consequenziale tra il flusso delle emozioni e lo Spirito.
Perché? Donde? Alla volta di...?
FANTASIA
(testo)
Che farei, senza la mia azzurra malattia/che farei,senza questa immensa fantasia/non
potrei certo vedere le finestre piangere di pioggia nella sera/e non potrei di certo mai
sapere/di che colore è unora/e non potrei di certo immaginare/che laria che
ti tocca non respira/e non potrei di certo mai vedere lacqua/vivere felice insieme
al fuoco/che farei, senza la mia azzurra malattia/senza uninfinita fantasia/Io posso
per unora/volare nelleternità del cielo/e per ogni minuto di
quellora/io vivo come in una eternità/io posso arrampicarmi sopra i rami/scaldare i
pettirossi con le mani/pregare il dio degli alberi/per far che io veda nascere un
lilla/Con la mia grande,immensa,azzurra malattia/per i campi vedo andar la mia
tristezza/di neve e solitudine vestita/e posso far bagnare il corpo mio/come se fossi il
mondo/LEuropa è la mia testa e pensa/lAmerica è il mio petto che respira/le
braccia lAsia e lAfrica e le mie gambe lArtico e lAustralia/che
farei, senza la mia azzurra malattia/E posso dare al mondo anche il mio cuore/perché
possano scrivere su di esso: Amore.
Recensione
LImperatrice fu chiamata Fantasia. Bacchetta magica con grandi poteri.
Facoltà senza confini che arriva allinteriorità della pioggia e del
tempo. Sacerdotessa che celebra il matrimonio tra il fuoco e lacqua. Energia che
trasforma il corporeo in piuma-viaggiatrice nel cosmo, ed anche oltre, senza
limiti. Spinta trasformatrice delle gambe e delle braccia disabituate
allarrampicata. Fata che convince il pettirosso affinché non fugga quando
luomo si approssima. Intermediaria col dio degli alberi che sta per conto suo
affinché offra amicizia e mostri la nascita di un lilla. Corona di una tristezza non più
popolana e simbolo delle tristezze in viaggio. Compagna che diventa
malattia: preziosa linfa che sembra stato patologico da quando è entrata
nella pietra di carne che fu scolpita per fare luomo. Potenzialità immensa senza dati
personali, chiusi ancora nellArchivio del futuro. Concetto cosmopolita che
disegna il corpo della Geografia con linchiostro della Mutua
Assistenza.
Fu chiamata Fantasia.
Il possessore rivela tutto, privilegiato. Il cuore scoppia, riconoscente: E
posso dare al mondo anche il mio corpo, ché possano scrivere su di esso una parola:
Amore.
CASA BIANCA
(testo)
Cè una casa bianca che / io mai più la scorderò / mi è rimasta dentro il cuore /
come la mia gioventù / Era tanto tempo fa / ero un bimbo e di dolore / io piangevo nel
mio cuore / non volevo entrare là / Tutti i bimbi come me / hanno qualche cosa che / di
terror li fa tremare / ma non sanno che cosè / Quella casa bianca che / non
vorrebbero lasciare / e la loro gioventù / che mai più
ritornerà.
Recensione
Casa bianca come
singola culla, dopo l'attesa nel grembo formatore.
Simbolo delle formiche in cammino.
Passaggio stampato nell'inconscio.
Memoria uguale alle memorie.
Timor
panico...
Non voler "entrare là"...
Terrore senza volto definito.
Mattoni
della casa, forgiatori del percorso rivelatore.
Casa bianca guscio, ove la
gioventù fu data senza il viaggio di ritorno.
Casa simbolo di un
antico porto.
Pulsazioni della sete di cui, essa, fu madrina.
Gocce di nostalgia? Il Cielo?
COSMO (testo)
Alla fine scopre il giorno/le miniere della luce/nubi e sogni tuttintorno/non
cè niente di più puro che dia pace/Abbandono il mio pianeta/terra di sbadigli e
oblio/della musica più vuota/e di automi senza cuore e senza Dio/Va più su, vola e va
più su/su nel cosmo, nella grande immensità/Astronauta tra le stelle/navigando in vuoti
daria/vado in cerca, un po ribelle/di Galaxia la fanciulla planetaria/I suoi
seni daria pura/il suo ventre tiene il mare/i suoi occhi dacqua chiara/la sua
fronte, come un sole/Va più su, va più su/su nel cosmo, tra costellazioni blu/vola e va,
vola e va, vola e va/su nel cosmo, nella grande immensità.
Recensione
Sogno o realtà? Viaggio astrale o fantasticheria? Desiderio di evasione o elucubrazione?
Luce della miniera di terra o Luce della miniera del cuore? Astronauta brioso o
inconsapevole mago? Chi è, il protagonista? Alla nostra fantasia, il compito di
rappresentarlo in libertà, ma dando risalto alluomo astronauta fuggiasco, con i
battiti del cuore scagliati nellimmensità per scovare Galaxia
La salvatrice? La sublime amante? La grande Madre?
Proviamo a disegnare un cerchio in aria ed a collocarci dentro:
due seni daria pura (eterei? Nutrienti come quelli di una
madre?);
un ventre che tiene il mare (nella Terra, la battigia “tiene”
il mare?);
due occhi d’acqua chiara (ciò che, nel nostro pianeta, appaga la sete nella Sete?);
una fronte calda (come la luce quando sostituisce il
buio?)............
Stupore! Il cerchio disegnato in aria è diventato un pianeta o forse una Terra,
ma ridisegnata… Da chi? Da un inconsapevole sapiente? Da un poeta
che compose nel silenzio della sua casa bianca? Da un astronauta nostalgico, fuggiasco, ma
non traditore? Da un futuro sovrano non ancora riconosciuto? Nella realtà, da
dove proviene il poeta astronauta?
TI AMO (testo)
Non capiterà mai più/dinnamorarmi, mai più/Ma poi succede, che questo accada/e
allora ancora ti dirò/Ti amo, perché negli occhi tuoi di colpo accade/ che
dimprovviso scintilli quel bagliore/che dà la vita a un nuovo, immenso amore/Ti
amo, credevo non poterlo mai più dire/E invece ancora mi farà soffrire/Amore è più
soffrire che gioire/E adesso che lo sai/Non mi lasciare mai/Perché per me/Lamore è
ritornato insieme a te/Ti amo, spalanchi già la porta del mio cuore/E mai lavrebbe
riprovato, mai/Ti amo, ti amo e ancora tamo e ancora tamo/ Ti amo, sulle tue
labbra bacerò lamore/Ed io per questo amore, morirò/Io sarò qui per te/Un foglio
bianco e tu/se lo vorrai/la nostra storia scriverci potrai.
Recensione
La determinazione di un uomo fermo nellimperio di non ascoltare più il
violino di Cupìdo, viene polverizzata da un bagliore che dà vita a un nuovo, immenso
amore. La bocca diventa ignorante e conoscitrice di poche parole,
schiava di una ripetizione adorante: Ti amo,
ti amo e ancora ti amo e ancora tamo. Ti amo
.
Il pericolo è intuito: Amore è più
soffrire che gioire ed io, per questo amore,
morirò.
La sete ardente è attenuata dallacqua di una donna, nuova sostanza
inquinante, radice diffusasi dappertutto e, per ciò, proprietaria della
terra-uomo che si immola senza conservare per sé neanche gli angoli, senza lasciare
neppure un puntino od una macchiolina, per potersi dare del tutto bianco, depositario di
una storia appassionata scritta dalla donna che ha dato
vita al nuovo amore
immenso
FUGGIASCO (testo)
Io lo so/fuggire dovrò/e sai tu perché/Per non
morire/Dove andrò/nessuno lo saprà/cavalca con me/il mio soffrire/Lungo il fiume/non
cerco loro/da quando amo te/sei tutto loro del mondo per me/Dove andrò/nessun
lo saprà/è fatto così/il mio destino/Ti vedrò/dovunque sarò/e tu guiderai/il mio
cammino/(Coro) lungo il fiume/non cerco loro/da quando amo te/(lui)sei tutto
loro del mondo per me/(lui) lungo il fiume non cerco loro/da quando amo te/sei
tutto per me
Che dolor, che dolor
Recensione
Io lo so, fuggire dovrò e sai tu perché. Per non morire.
Si può supporre che il poeta stia reagendo con impeto alle folate di Cupido oppure
che l’erba della Terra, a contatto coi suoi piedi, stia producendo scariche
elettriche che lo solleveranno in aria per portarlo dappertutto, nel cosmo,
nell’immensità…Lontano,... dove andrò nessuno lo
saprà.
Erba di molte varietà: donna, amico, compagna, persona…
Lerba-donna-imperatrice, incoronata dopo la
sconfitta "dell’oro del mondo”, occupa incontrastata il cuore del poeta e
battezza limpero con lacqua dellamore
Ma.... il
suddito innamorato medita la fuga! Troppo impeto? Due energie amalgamate con troppa forza? Passioni sintonizzate in modo
‘imperfetto’ nell’isola terrena? Pioggia di lacrime sull’Impero...Che dolor,
che dolor
..
POESIA
(testo)
Io che non ho, che non ho mai creduto
nellamore/e a niente che facesse batter il cuore/adesso che anchio ho provato un poco di dolore/mi accorgo che la vita è poesia se cè lamor/Io credo che nel buio più profondo una candela brillerà/e vivo perché voglio bene al mondo e a tutto quello che mi dà/al vento che muove le foglie, al pianto di un bimbo/e alla poesia che canta il mare/io
credo allamor per te, allamor per te/Io credo che sopra luragano
unombra bianca ci sarà/e il sole faccia splendere ogni giorno per la mia
felicità/al vento che bacia le spiagge, al chiaro di luna/adesso credo mentre in me/è nato lamore per te/lamore per te/è nato
lamore per te, per te.
Recensione
La poesia è costituita di circa 20 parole con cui il poeta dichiara il
proprio amore all'amata
e di circa 100 parole con cui descrive il moto dei venti, sdrammatizza la violenza
dell'uragano, chiede la compagnia del sole, regala uno sguardo al satellite della Terra e
rammenta la direzione della fiamma di una candela accesa nel buio.
Per ciò: 20 contro 100.
Si può supporre che, nel poeta, l'innamoramento abbia infiammato
l'Amore universale e
l'accettazione della Terra, a cui "tirò le orecchie" con altro canto, oppure si
può supporre che il poeta non possa non dare amore ad una donna, dal momento che egli è
Amore universale.
Ho premuto il lapis contro il verso: "Mi accorgo che la vita è poesia se c'è l'amore".
Toh! Da esso sono uscite alcune gocce... Sembrano lacrime...
Forse sono grondate dal verso precedente:
"Ho provato un po' di dolore...".
O forse si tratta della neve scioltasi ancora più su:
"Io che non ho, che non ho mai creduto
nell'amore e a niente che facesse batter forte il cuore".
COLPO DI FULMINE (testo)
Quante cose pazze nella
mente non mi resta che sognare/mi è bastato di parlarti un poco e non so più che
fare/se io fossi uno scultore, una grande statua ti farei/e se fossi un gran
pittore il tuo volto io dipingerei./Posso solo scrivere canzoni ed una te la
voglio fare/salgo sul soffitto,tolgo una ragnatela e mi siedo/incomincio a
metter giù le notte accompagnando le parole/spero tanto che il buon Dio ti
ricordi che ci sono io/Io spero che ti piaccia immensamente questa canzone
mia/siccome sto scrivendola per te che sei la vita mia/vorrei che fosse dolce
come il vento/la musica più bella che io sento/e le parole un grande
sentimento/Mio Dio no, non riesco, è troppo poco per te/Forse faccio meglio a
non sperare di poterti ritrovare/ma c'è qualche cosa d'importante che ti vorrei
dire/pensa, non ricordo più nemmeno il colore dei tuoi occhi/so soltanto mentre
piango, che più dolci non ne ho visti mai.
Recensione
"LA BRANDA DEL
MENESTRELLO INNAMORATO"
Il poeta ha incontrato una donna.
Potente radiazione, è entrata in lui trasformandolo in un menestrello innamorato.
Egli desidera dedicarsi con devozione a colei che l'ha colpito rendendolo piuma:
ora può sedersi perfino sopra una ragnatela diventata, per l'occasione, la branda del
menestrello innamorato.
Il menestrello compone per la sua Beatrice.
Invoca Iddio tre volte.
Trinità come rifugio per l'innamorato colpito da un
virus non ancora risalito in superficie e quindi privo di un'apparenza
giudicabile, ma egualmente giudicato. L'imputato virus è dichiarato casto, elettrico,
misterioso, nutrimentoso, indimenticabile.
La materia denominata occhi non è più impressa nella memoria del menestrello, ma il
suggello di Beatrice è intuibile:
"Non ricordo il colore dei tuoi occhi, so soltanto che, più dolci, non ne ho
visti mai".
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Gennaio 2004