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DICONO DI LEI 

1999 - 2006

Prima parte

Seconda parte


Visita anche la pagina: 'Amici in Rete'

 

 

 

L'Unione Sarda

Versi d'amore per uno showman di Giovanni Mameli

  Ci si può innamorare di un personaggio visto alla tv? Su una simile love story ha senso scrivere delle liriche? L’amore “impossibile” ha ispirato da sempre gli artisti. Su questa strada si è voluta incamminare anche Hànto con la recente raccolta “Lune piene” (Ed. Grafica Mediterranea). Chi ha letto il precedente libro di questa autrice, intitolato “Brezze”, sa che il suo mondo e il suo modo di scrivere sono inconsueti. Il lettore superficiale viene messo subito in crisi. Tutto rimanda ad altro, attraverso giochi di specchi raffinati. L’interesse per l’esoterismo va di pari passo con un attaccamento alla realtà molto forte, il gusto per le parole comuni si accompagna alla ricerca di significati nascosti. In “Lune piene” l’eroina che parla in prima persona (attraverso componimenti che sembrano pagine di un diario in versi) non conosce limiti di nessun genere. Lo showman televisivo di cui si innamora viene chiamato con un nome francese, Fleur de lis (Fiore di giglio). Il fascino di quest’uomo di spettacolo da cosa nasce? Principalmente dal fatto che in una vita precedente doveva essere un felino. Ma gli attributi coi quali la donna lo invoca, mentre si esibisce sul piccolo schermo con il microfono e attorniato da ballerine, sono un’infinità. Di volta in volta è un sacerdote, un monarca, uno stregone, un condottiero, un brigante. Queste metamorfosi sono frutto di percezioni febbrili, di una storia vissuta come un sogno a occhi aperti. La scabrosità di certi testi non rappresenta altro che un momento passeggero, un evasione effimera. La protagonista di questo breve romanzo in versi, in più di un punto, dice di essersi consacrata alla dea della castità. Con Lei dialoga, ribadendo che il suo elemento è il “cielo” (ossia una vita rivolta a una realtà invisibile abitata da esseri appartenenti ad altre dimensioni). L’uso di parole che iniziano con la maiuscola, in molti versi, allude al fatto che il mondo è pieno di presenze simboliche, di entità dotate di un senso che solo pochi colgono. Come nella poesia “trasformazione”, dove si legge: “L’incenso mi persuase. / Il silenzio fu un frastuono irreale. / Le notti furono Amore e Terrore. / Il corpo e l’anima si preparano a contenere l’esplosione. / La liana si avvicinò al pozzo.” Ovviamente la chiave per capire i nessi di queste immagini sta nelle poesie che compaiono nell’intera raccolta. Oltre ai testi di Hànto “Lune piene” comprende diversi disegni di Giuseppe Bosich, un artista che si muove sulla stessa lunghezza d’onda dei temi affrontati nelle poesie. Anche in queste immagini prevale una componente onirica, con figure umane che si stagliano su scenari irreali. Di queste dimensioni parallele oggi i più convinti teorici sono i fisici, secondo i quali esisterebbero dei tunnel che attraversano la materia, lo spazio e il tempo per condurci altrove, in mondi finora visitati dagli artisti e dagli sciamani.

 

 

 

 

L' opinione di una Principessa

Claudia è  la giovanissima nipote di Hànto, l'adorata Principessa. Un ospite di questa pagina, lo scienziato Giorgio Pattera, in seguito ad una particolare circostanza, suggerì la pubblicazione dell’opinione della Principessina in questa sede.

Claudia  ha descritto fedelmente la sua esperienza di spettatrice dell'attività di Hànto. Nella sua esposizione sono stati apportati "aggiustamenti”,  per facilitare la lettura. Invitata ad essere spontanea nella ricerca della terminologia, ha dichiarato, con imperturbabilità, le sue conoscenze in merito alla lingua italiana (ivi compreso l’uso appropriato del passato remoto!).

Ciao a tutti. Mi chiamo Claudia. Mia zia è una persona modesta e io provo ammirazione per lei. Il fatto curioso è che lei prova stupore quando io provo stupore per la velocità con cui scrive i suoi libri. Alcuni mesi fa mi disse che la bozza del libro INCENSO era pronta. Poi mi disse che era incerta per via del contenuto del libro. Passò un giorno (forse due?). Andai a trovarla e mi disse che il libro era a posto. L'aveva riscritto il giorno prima! Aveva riscritto circa novecento versi! Mi divertii a contarli! Qualche tempo dopo le telefonai. Stava preparando la cena e, come sempre, brontolava perché odia occuparsi delle faccende dello stomaco. Tra l'altro non vuole mai mangiare carne e pesce e non beve quasi mai alcolici. Comunque, le telefonai alcune ore dopo. Aveva scritto il Libricino Karma. Qualche settimana dopo ha conosciuto il signore che le ha ispirato LITTLEWITCH. Mia zia dice la verità quando dice che svolge il Mestiere di artista. Quando si accorge che qualcuno può ispirarla, lo acchiappa al volo. Non conosco questo signore e non ho mai letto le sue e-mail (mia zia non dirà mai a nessuno il nome delle persone che l'hanno ispirata) ma, in quel periodo, ho capito che aveva catturato una magnifica preda. Scrisse la prima parte del Libricino e lui continuò a contattarla. Questo Libricino è la storia di una donna che, a un certo punto, piange perché l'uomo che ama è sparito. Quando terminò di scriverla, mia zia era ancora in contatto col signore che l'ha ispirata. Poi a lui capitò qualcosa e non si fece più sentire. Ho provato stupore perché anche nel Libricino è capitata la stessa cosa. A proposito: le ho chiesto quanto tempo aveva impiegato per scrivere quei quattrocento versi: un'ora. Gli argomenti delle opere di mia zia sono particolari. Versi audaci? Mia zia svolge il Mestiere di artista. Nella mia classe qualche giorno fa abbiamo parlato di magia, di malocchio e di altro. "Hànto" è molto lontana dalla figura che chiamiamo maga. Magia nera? Mi dice che non farebbe mai del male perché le ritornerebbe addosso. Non mi parla mai di magia. E' come una scienziata. Lei parla soltanto delle possibilità ancora sconosciute del nostro cervello. Un giorno le ho chiesto: "Ma tu credi nella vita dopo la morte?". Mi ha risposto: "Dopo la mia morte darò un'occhiata e ti apparirò in sogno per dirti come stanno le cose". Le ho chiesto: "Se dovessi rinascere, di quanti uomini vorresti innamorarti?". Mi ha risposto: "Di uno soltanto. Un grande amore per tutta la vita". Questa è la mia "breve" opinione su mia zia, Hànto. Ciao a tutti: forse tornerò in questa pagina per darvi altre notizie !

 

 

 

 

 

La Nuova Sardegna  -

LA SARDEGNA LIBRO PER LIBRO di Salvatore Tola

Lune piene - Gocce di eros sul calice d’incenso”, di Hànto, Ed. Grafica Mediterranea, Bolotana, s.i.p.

L’autrice della  raccolta di poesie intitolata Brezze, tutta ispirata alle realtà esoteriche, astrologiche e comunque dominate dal mistero, propone ora questa altrettanto originale opera mista di versi e prosa illustrata con opere di Giuseppe Bosich: l’infatuazione per un personaggio della tv sfocia nella descrizione di una vicenda d’amore descritta nelle sue fasi e tutta animata da un raffinato erotismo.

 

 

 

 

 

 

(2001) Hànto è stata intervistata su VIDEOLINA dal giornalista Gianni Filippini

 

 L’intervista

D - .  La prima domanda che voglio porgere all’autrice dei libri BREZZE e LUNE PIENE è la seguente: “Lei afferma che, durante la lettura di LUNE PIENE, bisogna sempre tenere presenti gli elementi fantastici insiti nell’opera. Poi, però, nella realtà, LUNE PIENE sono due occhi belli di un personaggio televisivo... Ecco: racconti come è nata la suggestione di dialogare, attraverso il teleschermo, con un personaggio televisivo. In realtà i Suoi sentimenti partono da Lei, arrivano allo schermo e tornano indietro, perché non c’è la comunicazione. Ha tenuto presente questo fatto?”.  

 

R. - Sì. Ma vorrei fare una premessa sul precedente libro: fa parte di una composizione che cominciai a scrivere molti anni fa. Al termine mi resi conto che pubblicare l’intera opera sarebbe stata un’impresa ardua (per intenderci, corrispondeva a circa dieci libri del formato di Brezze, NdR), decisi di dare alle stampe soltanto la bozza di BREZZE. Le prime tre sezioni dell’opera sono caratterizzate da un’ermeticità che causò sconcerto e disappunto fra i lettori. Perciò riflettei a lungo... Decisi di scrivere un'opera più accessibile.... e provocatoria... LUNE PIENE è costellato di versi erotici senz’altro delicati…

 

D.  Certo, non sono assolutamente volgari. Però, restando nel filone del retroscena della nascita di queste composizioni: è vero che sono state realizzate in un giorno?

 

R.   Si. Prima di realizzare ciò, effettuai qualcosa di particolare: in una videocassetta  realizzai un montaggio tale da poter vedere soltanto e ripetutamente lo showman: egli viaggiò nel mio sangue, scosse i miei globuli, mi diede pizzichi nel cuore ed infine composi  il libro LUNE PIENE  peraltro nello spazio di poche ore.

 

D.  Bene, ma tutto ciò lo rinviamo alla lettura dell’opera, perché la singolarità del libro è rappresentata proprio dal dialogo più... “pensato” …o avvertito da una parte verso l’altra, che nell’espressione realistica. Un critico dell’Unione Sarda ha scritto che Lei usa di frequente parole che cominciano con la maiuscola e che ciò sarebbe la Sua volontà di far passare il messaggio che la vita è piena di simboli metaforici. È così?

 

R.   È così. LUNE PIENE è un’allegoria. Lo showman sconvolge la protagonista: ma egli, nella realtà, rappresenta un colpo  che scuote il cammino iniziatico della protagonista.

 

D.  Lei scrive anche in prosa?

 

R.   Entro breve tempo scriverò un saggio.

 

D.  Nell’ambito di coloro che hanno letto i libri, quali sono state le reazioni, i consensi o le perplessità?

 

R.   Per quanto riguarda BREZZE, l’ermeticità ha causato perplessità. Per quanto riguarda LUNE PIENE, le reazioni sono state talvolta imbarazzanti per me, giacché  il libro non è autobiografico e...

 

D.  Questo si capisce. Chi l’ha definito tale, ha fatto ricorso alla solita storia hard. Si capisce che si tratta di un gioco letterario e che ha voluto fare una provocazione. In questo senso, è interessante la lettura. Però pensavo che una certa fascia di lettori potesse essere stata eccessivamente colpita dalla provocazione...

 

R.   Sì. È così.

 

D.  La ringrazio.

 

 

 

 

 

 

L'opinione di uno scienziato

Giorgio Pattera è uno scienziato di Parma appassionato di esobiologia (= ricerca e studio delle possibili forme di vita extraterrestre). Iscritto al Centro ufologico nazionale dal lontano 1980, ne ricopre dal ’99 il ruolo di Consulente scientifico. Fa parte inoltre della Commissione “PARSEC”, creata in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma, allo scopo di studiare il fenomeno “abduction” e “crop circles”. Durante la sua ultraventennale carriera, ha tenuto diverse conferenze ed ha partecipato a numerosi Congressi ufologici in varie città italiane ed europee, fornendo un valido apporto mediante le proprie ricerche “border line”. È in corso d’opera il suo primo libro “U.F.O. VENT’ANNI DI INDAGINI E DI RICERCHE (…e qualcosa l’abbiamo scoperto!)”.

Sono uno scienziato. Volentieri ho letto “l’esoterismo” di Hànto. Lei ha preteso la parola  esoterismo racchiusa tra le virgolette.Forse qualcuno si sta domandando: “Ma che argomenti in comune possono avere esoterismo e scienza?”. Sicuramente uno: l’Uomo. La Scienza studia la Natura, ma non può dimenticare che l’Uomo fa parte integrante di essa. E gli antichi Greci, attenti conoscitori dei fenomeni naturali, lo sapevano bene, comparando tutto ciò che avviene in Natura (macrocosmo) con quello che le corrisponde all’interno dell’Uomo (microcosmo). Non è “dissacrante”, quindi, far scorrere esoterismo e scienza sui binari della medesima ferrovia: come i binari, entrambe le discipline procedono distinte, ma parallele; partono dalla stessa stazione (la curiosità) e raggiungono insieme la successiva; non possono fare a meno una dell’altra, altrimenti il treno della conoscenza deraglia. È un po’ ciò che accade a proposito di scienza e fede…Scienza e fede: cosa mai possono condividere? Il concetto di dimensione, ad esempio. Così, come la Fisica classica si è “evoluta”, ampliando le tre dimensioni canoniche fino a raddoppiarle, è doveroso che l’Uomo cerchi di indagare, scrutando nella propria interiorità, l’esistenza di una dimensione esterna, ma parallela, che sembra sfuggire alle leggi del nostro mondo. Quel mondo cui è facile aggrapparsi, forse perché tremendamente concreto…Ma, per fortuna, ho detto: sembra…Il lettore che avrà la fortuna di gustare le opere di Hànto (tutte le opere, anche quelle caratterizzate da un raffinato erotismo) non creda che l’interpretazione dell’animo dell’autrice, scaturita dall’emozione che susciteranno in lui, sia l’unica possibile. Hànto, infatti, prendendo a prestito una fondamentale intuizione del grande chimico Kekulé, è paragonabile ad una formula di risonanza: in ogni istante si presenta sotto forme diverse, ma repentinamente interconvertibili. E quando il lettore crederà d’averne finalmente individuata almeno una, ecco la delusione: Hànto non è più lì, ma là…o qui (forse…) ; per ricomparire, sorniona, da un’altra parte, l’istante successivo… In altre parole, è come l’elettrone di Heisemberg: se ne conosce solo l’esistenza, ma di preciso nessuno sa, momento per momento, dove sia. Hànto, insomma, ricalca il destino degli astri nella volta celeste: sembrano vicinissimi l’uno all’altro, ma non si incontreranno MAI… Se mi fosse consentita una similitudine tratta dalla Biologia, potrei dire che mi ricorda la prima ameba; la quale, dal liquido primordiale in cui si trovava immersa, avendo assunto consapevolezza (espressione della forma-pensiero) dell’innata tendenza a raggiungere livelli superiori, decise un giorno di spingersi fino alla riva e di approdare sulla spiaggia, quella della conoscenza, prima tappa del lungo cammino che l’avrebbe condotta a ricongiungersi con la Divinità che l’aveva progettata. Volete sapere se Hànto crede nelle forme di vita extraterrestre?!?!  Ho già spiegato che è come l’elettrone di Heisemberg: se ne conosce solo l’esistenza, ma di preciso nessuno sa, momento per momento, dove sia…È lì…non è più lì, ma là…o qui (forse)………….

 

 

   

Rocco Chiriacò  www.dottrocco.it

13 febbraio 2003

Gentile Hànto, ho  letto le pagine del Suo sito con attenzione. Ho sempre apprezzato il connubio poesia e magia nel senso che entrambe queste due arti hanno in comune parecchie cose: la fatalità della vocazione, la vita intesa come un viaggio (con pericoli e prezzi da pagare), l'ipersensibilità, il confine incerto tra Verità e Illusione, la predisposizione innata e tanti altri aspetti. Nella storia dell'esoterismo c'è stato un grande iniziato che era anche poeta e insisteva nell'essere considerato più poeta e scrittore che Gran Maestro e detentore di poteri che andavano ben al di là dell'umano (poteri che aveva indubbiamente, come pensavano anche i suoi detrattori). Mi è venuto in mente perchè anche Lui "risolveva" la produzione artistica tutto di getto, in otto, dodici e più ore a fila aveva già bello e composto un capolavoro. Probabilmente questo nasce da un potenziale che si è via via accumulato nelle precedenti esistenze durante il corso delle quali non deve essere sempre stato possibile trovare il giusto canale di espressione. Ma al di là di questo, io credo che la Saggezza passi per l'eccesso e ho sempre provato una certa fraterna affinità verso chi non si risparmia in niente e gioca pericolosamente tutto sè stesso in prima persona. Le Sue poesie sono molto belle, alcune più di altre e, ammesso che a Lei interessi conoscere una critica dettagliata di quanto è visibile nel Suo sito, mi permetterò di farLe un saggio accurato la prossima volta (se ci sarà una prossima volta.... si vive nel presente, no?). Interessanti alcune Sue giuste e poetiche definizioni di essere donna... Uomo e donna sono definizione diverse e contrapposte di una modalità di elaborazione di energia: il pieno aspira al vuoto e il vuoto aspira al pieno, succhiare ciò che è pieno vuol dire compiere opera di trasmutazione alchemica, che fa Lei, Hànto, con i Suoi mirabili versi. Con i miei complimenti.

14 febbraio 2003

Cara Hànto, ci sarebbero molti punti su cui soffermarsi a proposito di quanto mi scrive, ma visto che mi ha anche fatto la domanda:

" Si può morire in Grazia dell'Energia creatrice? sono "costretto" in qualche modo a rispondere. No, non credo, non credo affatto che un'Energia di cotal fatta possa aiutare il trapasso, ma mi chiedo, come mai tanta attenzione alla Morte? Ne parla anche nella precedente lettera... Personalmente condivido quello che molti Maestri (ce ne sono tanti, ma evitiamo le citazioni...) insegnano: la Morte non esiste!... dovunque andremo, dovunque saremo ci sposteremo col nostro essere da una dimensione all'altra. Non posso sentirmi attirato da qualcosa che non conosco e qui però devo fare una precisazione: mi attira in realtà tutto ciò che non conosco e in virtù di questo mi sono sempre buttato a capofitto senza pensarci; mi sono riservato completamente il detto "Buttati e poi pensaci..." Ma nel caso della Morte c'è qualcosa che non quadra: è qualcosa che non conosciamo, ma qualora volessimo sperimentarla addio conoscenza: il processo è infatti IRREVERSIBILE.... e allora io non so che farmene di processi irreversibili. Posso fare un'eccezione solo per i rituali nipponici e shintoisti, ma intanto bisogna nascere LI', poi entrare con volontà e disciplina all'interno di una Tradizione e forse è possibile salire su un'astronave formata da tanti altri individui che hanno fatto lo stesso gesto nei secoli lasciando una scìa, aprendo un varco per andare verso il Sole, verso l'Imperatore Celeste, ecc. Ma un Occidentale, imbevuto di cultura occidentale, può solo, nel momento stesso in cui esce dal corpo (non volontariamente) provare un'infinita pena e un colossale rimpianto nel voler a tutti i costi rientrare da quella stessa casa da cui si è fuggiti. Le è mai cpitato di piantare un Grande Amore con il sangue negli occhi dal dolore e dopo non trovare più pace, ma desiderare ardentemente di voler tornare ancora con quella stessa persona da cui si è fuggiti?... a me innumerevoli volte.  Ebbene col nostro corpo, con questo "mediatore plastico" (come lo chiama Eliphas Levi....agh!, citazione....) a cui comunque non facciamo mancare niente: cibi (a proposito perchè Sua nipote dice che non Le piace cucinare?..La buona cucina è una branca dell'alchimia!...),  palestre (le   gratificazioni che ebbe nel body building... perbacco!... bellissimo!..), bagni e docce, ripari dal freddo. Che dire poi della cura che impieghiamo nel voler guarire da mali, piccoli e grandi, che ci annoiano, dalle medicine, più o meno alternative, ecc. Non, non credo, non crederò mai che l'Energia Creatrice (addirittura "creatrice", semmai "distruttrice"!..) possa favorire la nostra dipartita. Condivido appieno quello che disse un Maestro tanto contestato per le sue scelte paradossali, quando diceva che la Terra è l'unico pianeta nel giro di parecchio spazio interplanetario in cui è possibile raggiungere l'illuminazione e prepararsi per ulteriori viaggi verso altri mondi. Ma adesso siamo QUI e per il momento ci rimaniamo. Niente partenze "last minute, please"... Tutto questo non comporta che uno non pensi alla Morte e, anzi,  si rifugi in questo porto perchè oppresso dai fatti della vita e del mondo. Una bella poesia di Morike recita così:  Ah, Welt, lasslass mich seine...!  Oh, Mondo lasciami, lasciami stare....!  Bella vero? Sembra una poesia giapponese e invece il poeta è tedesco e sa dove l'ha composta? pare in un cimitero, contemplando una bella tomba. Ci sono dei momenti, quando sono solo, oppure quando mi piovono addosso le più dolci benedizioni, oppure in tanti altri momenti in cui mi dico: "Grazie!... è perfetto!....adesso potrei anche morire, potrei anche andarmene". Anzi, ci sarebbe da augurarsi e da pregare che la Morte giunga in momenti come questi  per potersi trasferire, di là, con lo stesso stato d'animo e continuare a celebrare e celebrare e celebrare con una festa che non ha mai fine. Questa, in alcuni testi, viene definita la "Mors Justi" la morte del Giusto e, pensi, che testi di magia sessuale (seria) parlano della morte "per" orgasmo come la morte del giusto... Mi sto rendendo conto di essere stato prolisso e, quel che è peggio, di non aver resistito a fare citazioni. Ma per me è una forma di gioco, niente affettazione, nessuna civetteria. Mi piacerebbe parlare di altro e di altro ancora, ma per questa sera basta. A presto.  Dr Rocco

 

 

 

 

 

Paolo Ragni - www.paoloragni.it

Ciao, Hànto, ho letto e riletto le pagine del tuo sito. Ti dico che mi sembra (fortunatamente) che tu non sia davvero una scrittrice improvvisata, o che scrive giuto per darsi un tono. Capisco, o meglio intuisco, non ho questa pretesa, che hai avuto ed hai tutta una tua evoluzione, che apprezzo, forse anche ammiro. Una evoluzione che, vedo, ti ha fatto compiere una bella strada da quando danzavi, come si vede in una tua foto. Io sono cattolico da 46 anni e ancora mi pare di avere da scoprire tutto del Cristianesimo, in specie di Gesù. Del resto, ho studiato e affrontato molto anche le altre religioni, per anni ho letto maestri sufi e da sempre conosco il pensiero e la fede di paramahansa Yogananda. Con ciò, mi piace l'universo nel quale ti muovi. Non condivido molto, invece, ciò che è esoterismo, atrologia, ufologia etc. Un tempo, forse, seguivo queste cose ma poi le ho del tutto abbandonate. Sull'astrologia il mio giudizio è dei più severi, perché ha un valore spirituale solo per riflesso, non certo perché una sfera di ferro, manganese o gas disciolti nell'atmosfera a migliaia di chilometri possa avere la benché minima influenza su di noi. Sugli UFO non li ha visti mai nessun astronomo ma solo dilettanti osservatori del cielo sprovvisti di tecnologie appropriate. Io sono per tracciare una nettissima linea di divisione tra ciò che ha un valore spirituale (e scientifico) e ciò che non lo ha. Credo di cercare con la fede l'assoluto, se uno scienziato mi dice di cercare la verità anche lui, lo trovo mio compagno di strada. Tutto il resto non mi interessa molto. Ma non ti volevo parlare di idee -ognuno si tenga le sue - ma della tua scrittura, chiara, limpida e certamente sincera. Segui tutto un tuo filone e mi pare proprio (anche se dovrei leggerti per intero, cosa che adesso non posso fare perché ho molti impegni con scadenza) che tu abbia un tuo personale codice di riferimento. Forse, secondo la mia sensibilità, cercherei soltanto di essere meno "diretta" ma più, se possibile e la parola non si prestasse ad equivoci, più "vaga". Amo molto l'indeterminazione perché l'arte è una certa distanza. L'arte (poesia, musica, musica, di cui parli spesso) ha un suo ritmo e non ha molto un oggetto. Perciò io -scusa se ti parlo di me ma lo faccio solo per umiltà e non per giudicare lavori altrui- cerco di dire pochissimo e lasciare dire tutto al lettore. Se visiti il mio sito, e le poesie ivi contenute, comprenderai meglio le mie parole. Quello che in te è più bello, la forza, l'intensità e la sincerità del tuo dettato poetico, può risultare talora un punto di debolezza per via della riduzione di quella distanza che fa parlare senza spiegare, che fa sentire senza fare vedere. Non so se mi sono spiegato, ma ho una poetica molto minimalista, fatta di suggerimenti e cose dette sottovoce.  Con ciò, non dar retta a quel che ti dico, ascoltami e va' per la tua strada. Due altre note: il sito è obiettivamente molto bello, ma molto femminile. Non so dirti se è un bene o un male, ma forse è anche questo appena troppo evidenziato, come l'aria new age che vi si respira. Sono solo impressioni, certo è molto adatto al contenuto e quindi colori diversi ci starebbero male. Il mio sito è molto più freddo, e anche questo non so se è un bene o un male, è certo più attinente a un determinato stile. Nella tua prima risposta, hai dichiarato che sono una persona pacata: dici bene, porgo le mie osservazioni sempre in tono pacato, perché ognuno ha la sua poetica e più si impara più si diventa umili. Ti parlavo di Mario Luzi, è la persona più umile del mondo, eppure ha idee fortissime dentro di sé, riesce a coniugarle con una grande comprensione dell'altro, del diverso. Credo che la cultura (e la fede) servano anche a questo, a conoscere e ad amare il diverso, senza razzismi o presunzioni. Del resto, occorre seguire i propri filoni con coerenza ma con fantasia, con creatività, ascoltando con grande curiosità le cose che gli arrivano da fuori.  Io sono più narratore che poeta, ti dico, anche se negli ultimi tempi le proporzioni sono ormai diventate uguali. Spero che si possa diventare amici, un giorno, non solo in modo virtuale; adesso (tra 10 giorni) vado ad Assisi per una tregiorni poetica: erano tutti amici di carta, dopo dieci anni alla fine ci conosciamo dal vivo! Ciao da Paolo

 

 

 

 

 

 

 

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