
Dies mei sicut umbra declinaverunt
*
Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dal mondo ultraumano o dall'Aldilà o da ciò che vuoi: immagina e fantastica...
Sapore di fiele in bocca mi sento.
Sapore di amianto, di ferro squagliato.
Sapore di terra tenuta nel macero.
Sapore di foglie tritate e mischiate.
Dell'erba dei prati, ne sento l'odore.
Di arbusti di valle, ne sento l'ardore.
Non so se stavolta ci posso provare.
Le sacre parole per farti intuire.
Non so se nel sogno più giusto sarebbe
vedere le forme di riti ancestrali.
Non so se nel forno saprei cucinare
il dolce composto per cuori speciali.
Non so se colori rubati dal cielo
saprei regalare agli occhi che vedo
e adesso mi fermo
ché ho detto anche troppo,
donando stasera messaggi di fuoco.
Adesso ti dico - terrestre in ascolto -
che sono turbato dal pronto intervento
del corpo e del cuore
del tempo e del maschio
rimetti da parte anche il viso consunto.
Adesso ti vedo (di nuovo son sceso).
Terrestre, ti dico che sono commosso.
Son pronto a parlare con bocca di brace.
Ti porgo un regalo, ma senza la voce.
Nei secoli andati fui sempre picchiato
da mani pesanti che alzavano il gomito.
Ricordo soltanto le fruste di pelle,
i volti crudeli, perfino i miei gemiti.
Ricordo che un giorno stordito da tutto
decisi di andare ramingo nel mondo
e vidi paesi con uomini accorti
e volti inattesi nei lunghi miei viaggi.
E vidi, una sera, guardando la stella,
che in basso scagliava una perla preziosa
e presala in mano, trovato un sapiente,
gli chiesi turbato di dirmene il nome.
Fu molto prudente, più tardi rispose,
facendomi un cenno di colpo si assise:
"Ti piace la rosa? - mi disse pregando -
Ti piace nel prato? Vorresti raccoglierla?".
Mi accorsi d'un tratto di un guizzo soltanto.
Speravo davvero che avrebbe parlato
e presa la pietra mi disse più in fretta:
"La stella si è presa una cotta e ti ama.
Non dirle, ti prego, che scegli la curva.
La strada di terra diventa più lunga.
Non dirle che brami vendetta o supplizi...
Vuoi vivere bene, immerso nei vizi?
Non fare che adesso la buona fortuna
sollevi le spalle partendo con lena.
Non rendere vano il messaggio prezioso
e lascia la curva dell'uomo distratto.
E' solo un momento: sorvegliati il cuore.
Accetta, ti prego, accetta l'amore.
Ti piace la pietra? Ti piace ascoltare?
Non ero persuaso e volevo tacere.
Ringraziami, uomo. Un dono speciale
al bimbo fuggito dall'aspro dolore.
Ringraziami ancora, mi piace spiegare,
ché meriti altro, l'ha detto anche il cielo.
E meriti raggi (di quelli perfetti)
e meriti ancelle (da serve, vestite)
e meriti alture (sul mondo, create)
e meriti baci (d'incenso, impregnati)
e meriti caldo tepore di uccelli
che solo nei gigli si posano lieti
e meriti lupi (le bestie selvagge)
che accanto al giaciglio rimangono miti.
Nei denti feroci infili le dita
ed essi la bocca non chiudono sopra.
Nel corpo ci poggi la testa dolente.
Le zampe da parte, le mettono pronte.
Non sono di mago le strane parole.
Ti dico soltanto sermoni in cui credo.
Non sono lo stolto che parla, sconnesso,
se vede negli occhi lo sguardo del santo.
E sono sicuro di quello che ho detto.
Il dono trovato mi rende tranquillo.
E sono sicuro che meriti altro...
Messaggio speciale, conservalo dentro".
***
In questo Piano non venne previsto
un protettore per casi difficili?
Buio, rispondi, ti parlo con forza.
Dimmi, ti prego, che il saggio mi ascolta.
Dimmi, ti prego, se il passo ramingo
è destinato a incontrare la pace.
In questo Piano c'è ancora l'aiuto?
Dillo, ti prego, rispondimi in fretta.
Io sono il capo del gregge che vedi,
guardato a vista da strani satelliti
e vengo a dire, gridando nel vuoto,
che i cambiamenti dovete concederli!
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SOLTANTO UN PIANTO DEL GREGGE CHE BRANCOLA
SOLTANTO SASSI SU QUESTI TRAGITTI
SOLTANTO GRIDA DI BIMBI SBAGLIATI
ADESSO PARLO E RACCONTO QUEI FATTI...
Io sono il capo, non posso lasciare
che il mio villaggio sprofondi nel nulla.
Voglio provare, ma il buio ha le fruste?
Resta in ascolto... Ti parlo, terrestre.
Rivelo, uomo, le cose segrete,
le ho viste un giorno passando per caso
nella dimora di timide stelle
che raccontavano storie vissute.
Una sorrise parlando d'amore,
quello terreno che lascia le tracce
e disse: "Vedi, ché poi son cambiata...
per ritornare nel cielo più casta".
E l'altra dolce, la più piccolina,
sorrise a lungo dicendo: "Ti ascolto.
Ero bambina e ricordo il percorso.
Storie terrene? Per me son scomparse.
Ora cantiamo?"... E cantarono insieme
e le ascoltavo, di lato nascosto.
Quel suono nuovo mi parve stupendo,
ma non potevo restare osservando.
Ora ricordo, stasera, l'incanto.
Tenero suono di stelle in attesa.
Quale tormento lasciare la casa.
Ora la porta mi sembra già chiusa.
Prego soltanto... Mi vedi? Mi ascolti?
Dico parole che lascio ai prescelti
e non scegliete le azioni da stolti,
ricorda sempre i sermoni già scritti.
***
Ora son stanco... da sempre protesto!
Angelo biondo, ma tu sai capirlo?
Non ho più visto l'alloro di terra
da quando, saggio, facevo l'artista.
Non ho più detto parole d'amore
da quando il vecchio mi prese a braccetto
e questa forza che il collo mi schiaccia,
è solo buio che qui chiami attesa.
E questo sogno che sembra fasullo,
non mi regala le immagini linde.
Solo leggeri sedili ormai vuoti
in questo luogo lontano dai tetti.
In questo manto che copre le spalle
vedo rattoppi con forme diverse
e quando piango col suono contratto
asciugo gli occhi nell'aria dissolti.
In questo largo vestito sciupato
non vedo tracce del tocco celeste...
anche se prego e mi porgo cambiato
tutto rimane nel Libro già scritto.
Rimango ancora, ché il Padre conosce
quali scortesi movenze gli ho fatto
e vide l'atto compiuto da stolto
e questo figlio rimedia nel vuoto.
Vedo le lingue che vanno a braccetto
e lunghe trecce che ballano strette.
Vedo che l'erba si cuoce da sola
senza il colore del mago terrestre.
Vedo che il forno non è per il matto
e molte genti saranno cambiate...
e le stampelle gettate nel vuoto
per osservare le magiche lotte.
E come tanti viandanti seguiti,
andate ancora cercando la stella.
Ora la Madre con gioia vi guarda
senza mostrarsi alle grida più sorda.
***
Non tormentarti, quesiti crudeli
sono tornati con lugubri voli.
Non tormentarti con stanchi pensieri.
Tutto è piu astuto, perfino gli amori.
Tutto è già pronto col gioco malfatto
per farvi andare nel triste fossato
dove la mani, di sterco, bagnate,
sono istruite dai secoli
andati.
Non date retta a blasfeme movenze
che ora vi appaiono come potenze.
Non date retta, ché sono compagne
di altre parole che appaiono sante.
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Gennaio 2007