Tamtam

 

 

Immagine messa a disposizione da http://mary5000.altervista.org/

 

Et amore et metu amens

 

 

 

 

Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Aldilà o dalle tue congetture fantastiche, che si rivolge a me, a te, all'uomo, alla Terra, a ciò che ti piace. Il termine uomo designa anche la collettività umana.

 

 

 

Ovviamente questo amore non si spegne

Ovviamente questo amore non si arrende

Ovviamente questa luce incandescente

non si lascia frastornare dagli ottusi
 

Ovviamente son venuta per parlare

dell’amore che fu detto ai già passati

e non furono nemmeno ricordàti

da chi venne dopo molti cicli uguali
 

Ovviamente sono mogia se ti vedo

corrucciato per assenze che non contano

Questa notte è così bella e ti assicuro

che le stelle son ridenti e innamorate

 
 


 

Perché nella sera fatata

ritorna l’angoscia più cruda?

Non è come un dolce riposo

pensare a chi fu nel passato.
 

Così sono simboli strani,

son strane parole che dopo

scoprendo col passo più svelto

vedrai con cipiglio diverso.
 

Così sarà semplice avere

notizie da oggetti che dormono,

da sassi che piano camminano,

persone già morte continuano.
 

Così sarà dolce trovare,

nell’angolo giusto del cielo,

notizie del mondo lasciato

che il cuore stanotte ricorda.

 
 


 

L’Amore ti strazia, terrestre.

l’Amore discende straniero...

tra i baci non si offre crudele

e porge bocciòli di incenso.
 

Non sono più stanca e ti aspetto,

son sola nell’atrio nascosto.

Non sono per tutti, figliuolo.

La lira fedele mi segue.

 
 


 

Ho visto il ruscello di lacrime.

Ho visto le lame di ferro

e pronte a tagliare la pelle

son state fermate dal bacio.
 

Ho visto le piante matrigne.

Avevano in volto le macchie.

Gridando ai figliastri con rabbia

ne han fatto crudeli avversari.

 
 


 

La folla di uomini stolti

già pronta con spade sguainate

conosce la sorte già scritta

per gli empi che chiami perduti.
 

Son scesi con grida d’orrore...

con rabbia conoscono tutto.

Le mani si aggrappano ancora.

Soltanto il sigillo, vi salva.

 

 

 
 

Le mandrie portate al macello

con passo frenato dal vento...

e voglio per quelle sventure

pensiero di uomo cambiato.
 

Le mandrie non sono nemiche.

Non dirmi che mangi con essi...

e spero che in cuore ritorni

la cura dei muti fratelli.


 

 

 

SONO GIA' PRONTI

I GIUSTI CRISANTEMI

SONO CORONE

FATTE CON MANI SANTE

TORNANO I SOGNI

VICENDE VISSUTE ALLORA

DAL CUORE LIEVE

CHE NACQUE COME LA PIETRA

 

 

 

 

Ogni volta il chiarore del cielo

passa sopra la luna infantile.

Ogni volta la schiuma del mare

regala canzoni fatate.
Ogni volta che canto da solo

non mi accoglie la terra nemica.

Cammino contando le stelle...

L’aurora mi fascia la bocca.

 
 


 

Questo non è amore

 solo batticuore

dell’ardente uomo che cammina male

Questa sera il sole non va più in ciabatte

col pensiero sporco

 tu ti fai trovare

 
 


 

Ora come padre

scendo a consolare

Parlo 

Son di madre

le parole alate...

 
 


 

Come figli ibridi

del viandante scalzo

scendono i perdenti

per cercare il pasto.

 
 

 

 
 

Come strame e lardo

mi trovai nell’uomo

poi divenni l’altro

e tornai pulito.

 
 

 

 

Un amore argènteo

mostra il busto e canta

per svegliare subito

chi sa dir da santa.

Ora dentro il sangue

non ci metto il nespolo,

neanche il crisantemo

e nemmeno il salice.

Ora non ti dico

solo cose inutili.

Sono un capo svelto,

non mi sono perso.

 
 

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Il testo è  proprietà di  Hànto.

Febbraio 2007

 

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