
Et amore et metu amens
Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Aldilà o dalle tue congetture fantastiche, che si rivolge a me, a te, all'uomo, alla Terra, a ciò che ti piace. Il termine uomo designa anche la collettività umana.
Ovviamente questo amore non si spegne
Ovviamente questo amore non si arrende
Ovviamente questa luce incandescente
non
si lascia frastornare dagli ottusi
Ovviamente son venuta per parlare
dell’amore che fu detto ai già passati
e non furono nemmeno ricordàti
da
chi venne dopo molti cicli uguali
Ovviamente sono mogia se ti vedo
corrucciato per assenze che non contano
Questa notte è così bella e ti assicuro
che le stelle son ridenti e innamorate
●
Perché nella sera fatata
ritorna l’angoscia più cruda?
Non è come un dolce riposo
pensare a chi fu nel passato.
Così sono simboli strani,
son strane parole che dopo
scoprendo col passo più svelto
vedrai con cipiglio diverso.
Così sarà semplice avere
notizie da oggetti che dormono,
da sassi che piano camminano,
persone già morte continuano.
Così sarà dolce trovare,
nell’angolo giusto del cielo,
notizie del mondo lasciato
che il cuore stanotte ricorda.
●
L’Amore ti strazia, terrestre.
l’Amore discende straniero...
tra i baci non si offre crudele
e
porge bocciòli di incenso.
Non sono più stanca e ti aspetto,
son sola nell’atrio nascosto.
Non sono per tutti, figliuolo.
La lira fedele mi segue.
●
Ho visto il ruscello di lacrime.
Ho visto le lame di ferro
e pronte a tagliare la pelle
son
state fermate dal bacio.
Ho visto le piante matrigne.
Avevano in volto le macchie.
Gridando ai figliastri con rabbia
ne han fatto crudeli avversari.
●
La folla di uomini stolti
già pronta con spade sguainate
conosce la sorte già scritta
per
gli empi che chiami perduti.
Son scesi con grida d’orrore...
con rabbia conoscono tutto.
Le mani si aggrappano ancora.
Soltanto il sigillo, vi salva.
●
Le mandrie portate al macello
con passo frenato dal vento...
e voglio per quelle sventure
pensiero di uomo cambiato.
Le mandrie non sono nemiche.
Non dirmi che mangi con essi...
e spero che in cuore ritorni
la cura dei muti fratelli.
SONO GIA' PRONTI
I GIUSTI CRISANTEMI
SONO CORONE
FATTE CON MANI SANTE
TORNANO I SOGNI
VICENDE VISSUTE ALLORA
DAL CUORE LIEVE
CHE NACQUE COME LA PIETRA
Ogni volta il chiarore del cielo
passa sopra la luna infantile.
Ogni volta la schiuma del mare
regala canzoni fatate.
Ogni
volta che canto da solo
non mi accoglie la terra nemica.
Cammino contando le stelle...
L’aurora mi fascia la bocca.
●
Questo non è amore
solo batticuore
dell’ardente uomo che cammina male
Questa sera il sole non va più in ciabatte
col pensiero sporco
tu ti fai trovare
●
Ora come padre
scendo a consolare
Parlo
Son di madre
le parole alate...
●
Come figli ibridi
del viandante scalzo
scendono i perdenti
per cercare il pasto.
●
Come strame e lardo
mi trovai nell’uomo
poi divenni l’altro
e tornai pulito.
●
Un amore argènteo
mostra il busto e canta
per svegliare subito
chi sa dir da santa.
Ora dentro il sangue
non ci metto il nespolo,
neanche il crisantemo
e nemmeno il salice.
Ora non ti dico
solo cose inutili.
Sono un capo svelto,
non mi sono perso.
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Il testo è proprietà di Hànto.
Febbraio 2007