
Incenso sul gomitolo di ghiaccio
Durante la lettura di questa pagina togli ogni freno all'immaginazione... Nei versi che seguono l'io parlante č «qualcosa» proveniente dall'Alto, dall'Aldilą, da un'altra dimensione o dalle tue congetture fantastiche, che si rivolge a soggetti della specie umana, a me, a te, alla collettivitą...
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Anche quell'albero, figlio del sole,
Ho sempre
avuto pietą per chi soffre:
Ho sempre
avuto i miei patimenti.
Per
questo (qui) violini potenti |
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Mi misuro ancora con l'apocalisse
per provare a dire quando viene il matto.
Tu non ascoltarmi con il cuore chiuso.
Sono come il vento, dammi il 'benvenuto'.
Parlo e mi
confronto con la storia accanto,
ti racconto infine che appartengo al tempo
E rivelo, amore, quale accadimento
vi saprą sconvolgere per pulire il mondo.
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Dicevo alla
madre, seduta sul fiume,
che il pargolo nato era come un ruscello.
Ancora pił bello sembrava, il bambino,
se il sole felice toccava il suo viso.
E' nato, č
tornato per muover la guerra
al bimbo cresciuto con l'abito nero.
E' stato evitato, ma niente lo ferma.
Tu, madre, conosci chi avrą questa sfida.
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La
banderuola si era ritratta
per non vedere la barba bianca.
Per seppellire l'uomo canuto
fu preso in prestito il carro alato.
Il carro
bianco pieno di rose,
pieno di petali per gli incantesimi,
pieno di sole, ma fatto a pezzi,
pieno di arbusti senza i passanti.
Per questo,
tu, guardi e ricordi,
ma il panorama adesso e sciupato.
Adesso i pianti sono asciugąti.
Lacrime. Marmo. Muri tagliati.
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I testi
sono proprietą letterarie della scrittrice Hąnto.