
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua
che darà frutto a suo tempo...
Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Aldilà o da un'altra dimensione o da ciò che ti piacerà fantasticare, che si rivolge a me, a te, alla Terra... Tale introduzione è riportata in modo circostanziato in altre pagine di questo sito, come "Brezze" o "Sbarre di pane", eccetera.
Viene nella notte questo tuo tremore
che non ha l’eguale neanche nel sopore
neanche nel ricordo di un amore andato
nello sposalizio che fu predisposto
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Notte senza luna
senza gli asfodeli
magici tormenti
sono gli infedeli
Sono le nostrane
lunghe consuetudini
di un amore antico
che ritorna lugubre
Sono le matrone di un imperatore
che fu castigato proprio per le suore
Nella notte bionica
stretto fra le maglie
rise
e dopo il popolo
lo coprì di scaglie
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Bastano i momenti
niente può sfamarli
Bastano i singulti come nei cipressi
Bastano le mandorle messe ad indorare
per rifare i guadi dei pertugi immobili
Bastano le borse ricucite male
per andare a spasso senza l’oro in cuore
Bastano le notti perse a predicare
per tornare in basso sempre a mendicare.
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Come in un antico trono fatto male
si è seduto un tale senza mai tacere
Ora sei
terrestre
preso dagli orpelli
Ti dilunghi ancora coi discorsi lunghi
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Ora che ritorno nel tuo letto sfatto
non rivedo i figli
neanche l’antefatto
non rivedo il simbolo che ti fece nascere
e nemmeno il pasto che dovresti pascere
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Viaggio nell’anfratto ma stupito... sono
Non mi raccapezzo
vedo il solleone
E non vi capisco nella vostra tenebra
ché non ero assiso nella notte lugubre
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Ora una penombra che non sembra angelica
ti tormenta in basso come fosse algida
Non rammenta niente del passato perso...
ma stai sempre attento
ché ricadi in basso
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Non c’è più criterio
neanche sangue rosso
neanche un bruco lento che mantiene il passo
Non c’è caldo sole
neanche un amorazzo
per saltar di gioia nell’angusto posto
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Il testo è proprietà di Hànto.
Marzo 2007