Tamtam

 

 

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Sono stremato dai lunghi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
(Salmi)



Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Aldilà o da un'altra dimensione... (da me medesima?)... o da ciò che ti piacerà fantasticare, che si rivolge a me, a te, alla Terra... Tale introduzione è riportata in modo circostanziato in altre pagine di questo sito, come "Brezze" o "Sbarre di pane", eccetera.



 


Non avere paura, la notte.

Non tremare col fiato insicuro.

Non temere l’astuto contrasto.

E’ la storia di un moto impazzito.
 

Sei la Terra, desidero il bene.

Non ritorno per farti del male.

Ogni sera partecipo al coro,

ma verrò nel tuo cuore da solo.

 

 

*
 

 

La testa non risponde, se leggi piano.

La mano è molto pigra perché stanotte

un elfo ti ha preso in braccio e ti ha portato

nel mondo pieno di luce che ti aspettava.
 

La bocca sembra impazzita perché nel buio

un uomo, fattosi forte, è sceso in basso.

Un’ombra lo accompagnava, ma con rispetto.

Per questo eri turbato senza motivo.

 

 

 *

 

 

Canto nell’aria tiepida, disteso

sui monti, e i ciclamini già mi guardano.

Prendo la Stella Madre poi comando...

ché scenda a rinfrancare lo sgomento.
 

Dormo senza più gli occhi, sono assenti.

Mi guardi, ma sei chino sui tuoi tormenti.

Alba, fai tu qualcosa per consolarlo.

Non senti quante prove nel suo tragitto?
 

Non vedi, mia capricciosa serva fedele...

Sospira… Il tentativo poi se n’è andato.

Scendi, porta la pace sul capo stanco.

Riposa, terrestre cupo, tutto è finito.

 

 

*

 

 

Parlo, riparlo ancora e non comprendo

il tuo saluto nuovo di smeraldo.

Grido anche all’aurora di fuggire.

Non voglio più lottare per venire.
 

Suono la bella angelica chitarra.

Guardo quel trono rosso da disfare.

Senza la sciarpa lunga di usignolo

affronto il vento audace da cacciare.

 

 

*

 

 

Non parlarmi e non dire piangendo

che il tuo mondo è rinato contento.

Non parlarmi di foglie cambiate

con la linfa del Padre supremo.
 

Non cercare fra i saggi di terra

la parola più giusta da dire.

Ti regalo un bel soffio cangiante.

Mille baci davvero splendenti.

 

 

*

 

 

Ero lì, ti guardavo negli occhi.

Non sapevo parole adeguate.

Ero lì, ritornato per caso,

nella grotta piccina e tremante.
 

Ero lì, mi osservavi stupito.

Non volevo confonderti, uomo…

Se restavo seduto nel centro,

tu potevi morire di colpo.
 

Certamente sarò molto attento

quando il Verbo saprai dominare.

Forse allora, nelle albe nascenti,

fioriranno diademi splendenti.

 

 

*

 

 

Ci provo, ricorda, terrestre,

testamenti son fatti per prendervi...

dall’altura son scesi sparvieri...

sempre in basso con lugubri voli.
 

State attenti, non possono nuocervi.

Siete forti, coperti di ferro.

Siete saldi, sui carri guidati.
Riuscirete a fermarli e a distruggerli.


 

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I testi pubblicati sono proprietà letterarie di Hànto.

Febbraio 2007

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