
Sono
stremato dai lunghi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
(Salmi)
●
Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Aldilà o da un'altra dimensione...
(da me medesima?)... o da ciò che ti piacerà
fantasticare, che si rivolge a me, a te, alla Terra... Tale
introduzione è riportata in modo circostanziato in altre pagine di questo sito,
come "Brezze" o "Sbarre di pane", eccetera.
Non avere
paura, la notte.
Non tremare col fiato insicuro.
Non temere l’astuto contrasto.
E’ la storia
di un moto impazzito.
Sei la Terra, desidero il bene.
Non ritorno per farti del male.
Ogni sera partecipo al coro,
ma verrò nel tuo cuore da solo.
*
La testa non risponde, se leggi piano.
La mano è molto pigra perché stanotte
un elfo ti ha preso in braccio e ti ha portato
nel mondo
pieno di luce che ti aspettava.
La bocca sembra impazzita perché nel buio
un uomo, fattosi forte, è sceso in basso.
Un’ombra lo accompagnava, ma con rispetto.
Per questo eri turbato senza motivo.
*
Canto nell’aria tiepida, disteso
sui monti, e i ciclamini già mi guardano.
Prendo la Stella Madre poi comando...
ché scenda a
rinfrancare lo sgomento.
Dormo senza più gli occhi, sono assenti.
Mi guardi, ma sei chino sui tuoi tormenti.
Alba, fai tu qualcosa per consolarlo.
Non senti
quante prove nel suo tragitto?
Non vedi, mia capricciosa serva fedele...
Sospira… Il tentativo poi se n’è andato.
Scendi, porta la pace sul capo stanco.
Riposa, terrestre cupo, tutto è finito.
*
Parlo, riparlo ancora e non comprendo
il tuo saluto nuovo di smeraldo.
Grido anche all’aurora di fuggire.
Non voglio
più lottare per venire.
Suono la bella angelica chitarra.
Guardo quel trono rosso da disfare.
Senza la sciarpa lunga di usignolo
affronto il vento audace da cacciare.
*
Non parlarmi e non dire piangendo
che il tuo mondo è rinato contento.
Non parlarmi di foglie cambiate
con la linfa
del Padre supremo.
Non cercare fra i saggi di terra
la parola più giusta da dire.
Ti regalo un bel soffio cangiante.
Mille baci davvero splendenti.
*
Ero lì, ti guardavo negli occhi.
Non sapevo parole adeguate.
Ero lì, ritornato per caso,
nella grotta
piccina e tremante.
Ero lì, mi osservavi stupito.
Non volevo confonderti, uomo…
Se restavo seduto nel centro,
tu potevi
morire di colpo.
Certamente sarò molto attento
quando il Verbo saprai dominare.
Forse allora, nelle albe nascenti,
fioriranno diademi splendenti.
*
Ci provo, ricorda, terrestre,
testamenti son fatti per prendervi...
dall’altura son scesi sparvieri...
sempre in
basso con lugubri voli.
State attenti, non possono nuocervi.
Siete forti, coperti di ferro.
Siete saldi,
sui carri guidati.
Riuscirete a fermarli e a distruggerli.
________
I testi pubblicati sono proprietà letterarie di Hànto.
Febbraio 2007