
Sapore di Aceto
"Il coro"
(Tratto dal mio libro "Incenso sul gomitolo di ghiaccio")
Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Alto, da un'altra dimensione, da ciò che ti piacerà fantasticare, che si rivolge a me, a te, alla Terra, a chi vuoi... Lascia piena libertà all'immaginazione.
E' come una corrente che balza fuori a fiotti.
E' come una sorgente che parla agli asfodeli.
E' come una patata che sbuccio per la cena.
E' come quell'arancia con spicchi della fata.
E' come quella madre, la donna che mi fece
per riportare in patria la falce che li prese.
E' come questo languido sopore che ti prende.
Tu brami la letizia e il cuore non si arrende.
Rimase nella patria, il casto condottiero.
Rimase nell'armata e fece il servo e il padre.
Rimase senza carne e non mangiò per giorni,
ma fu purificato, non si rivolse ai vermi.
Se palpi il melograno, racconta sconcertato
di un lago senza l'acqua che cerca il proprietario.
Se prendi il pesciolino, assiderato e stanco,
non chiedere mercede per dargli un pasto caldo.
Se riapri la tua porta, mia cara soldatessa,
saprò porgerti il dono che cedo ai cuori santi.
Se balli il tango isterico, se piangi nella notte,
non posso sopportarlo e me ne vado in lacrime.
Quando ti vidi stanca, quando ti vidi assisa,
ti consegnai le chiavi e me ne andai in carrozza.
Quando ti scorsi accanto, con lacrime di sangue,
io non compresi subito il grave e triste danno.
Quando le tue parole divennero catrame,
richiusi quella porta e me ne andai scontento.
Prega senza peccare, il Male sta avanzando.
Fa che la notte buia assorba anche quel danno.
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Dicembre 2006