Tamtam

 

 

 

Immagine concessa dal sito Web http://mary5000.altervista.org/

 

Itinerarium mentis ad deum
  
                                                                                  

 

 

Stigmate, piaghe, forte odore di fiori, odore di morto, eventi parapsicologici, attacchi del Maligno. Buon Dio, tutto questo porta a Te? Alcuni giorni fa osservavo una cartina geografica e l'occhio mi è caduto sulle isole Baleari. Ho pensato: "Se Dio fosse assiso sulla costa spagnola con un sorriso stampato sulla faccia, ed io mi trovassi su una spiaggia delle Baleari in preda al desiderio di raggiungerlo a nuoto, riuscirei in questa impresa"? Robinson Crusoe, il protagonista del romanzo di Daniel Defoe, ad esempio, non si tuffò........

Caro lettore, nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dal mondo oltremondano, dall'Aldilà, dalle tue congetture fantastiche, che si rivolge a soggetti della specie umana, ovvero io, tu, l'uomo, la Terra, o ciò che vuoi: lasciati trasportare dal tamtam. 

 

 


 Tu mi vedi senza scorta

 senza nome e senza spada...

son disceso per placare

la tua anima che sale...

nel passato ci son stato

e ti ho fatto da tutore

e mi son sacrificato

ché volevi solo amore...


 


 

E mi sono arrotolato nella palla di cotone

e tirando calci in alto fin da te sono arrivato...

ho scagliato in lontananza la cometa messaggera

e per dire cose sante son venuto con più lena.


Com’è bello questo luogo

questa cara tua persona

che vedevo nell’affanno

dirsi vinta dalla luna.
 

Com’è bella la dolcezza che si veste di tristezza

nella notte tenebrosa divenuta un po' altezzosa.

Com’è bello questo sogno coi bambini che gridavano.

Vedi il simbolo?

Tu sovrasti con il cuore le facezie.

Non ti parlo con imbroglio.

Non ti dico cose storte.

Se son sceso coi paggetti
voglio solo confortarti.


 


 

Non sono ancora esperto

 terrestre ancora sveglio

e quindi son contento di avere fatto centro.
 

Parlo senza cavilli e senza improntitudine...

non voglio spaventare chi è prossimo alla fine.
 

Parlo della materia.

Parlo di cose sante.

Rivelo la fatica

di ciò che chiami Vita.

                                                                                 

Adesso tu sei triste

rimpiangi del passato

la forza e tutto il resto

ché niente ti fu dato.
 

Non posso adesso dire che è stato tutto un gioco.

Credo che per salire sia giusto fare un patto.

Non posso biasimare

nemmeno consolare

la pelle incandescente che grida per le botte.


Non posso salutare l’amore che vi prende.

Non posso neanche dire: “Resisti, sei vincente”.

Non posso anche stasera fermarmi a dialogare

ma chiamerò i supremi per farvi consolare.
 

Ritorno fra le stelle

ritorno fra gli amici

che pronti sono adesso a mettersi anche in gioco.

Non so se con la scelta infine falliranno

ma dopo potrò dire che almeno hanno tentato.
 

Prova anche tu di nuovo...

non ti angustiare sempre.

Parla con tenerezza perfino con quell’onta.

Sorridi e sappi

zucchero

che niente è mai perduto

e io vi voglio bene

zolletta che piagnucola.


 

 
 

Mi sai spiegare, frugolo, che cosa mai ti aspetti

dal germe inconsistente che deve maturare?

Mi sai circostanziare le voci e i monumenti

che scendono protetti da sguardi incandescenti?

 

Non ricercar parole che in me non hanno seguito

e dimmi invece, amico, che il fuoco vi perseguita

e non cercare Verbi per dare voce ai santi.

Se il tuo cervello è pronto, ritorneranno a prenderti.

 

 

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I testi sono proprietà letterarie di Hànto.

Febbraio 2004


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