
Durante la lettura, togli ogni freno alla fantasia. Nei versi che seguono l'io parlante è «qualcosa» proveniente dall'Alto (o da un'altra dimensione o dalle tue congetture fantastiche) che si rivolge a me, a te, alla Terra...
Mentre le intercessioni diventano frequenti
cambiano suore e preti, cambiano i continenti.
Mentre coi cardinali guardi gli angeli in volo
scende quasi ballando il nuovo condottiero.
Mentre coi cannocchiali osservo l'imbrunire
sembra che il giorno scagli la luce sulle ombre.
Sembra che, addolorato, scenda il richiamo in basso.
Adesso me ne vado: ti lascio, pettirosso.
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Le misere virtù di un uomo incensurato
di un uomo senza scarpe che camminava lacero
si sono dipanate in questo mondo elettrico
che viaggia senza sosta su nuvole gonfiate.
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Il magistrale amore del vagabondo scalzo
cammina ancora denso con l'ombra che sovrasta.
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Bacio nel meridiano il giglio decaduto
e sorge, per miracolo, gagliardo e convertito.
Questa mia mano abile si prende l'immondezza
e lascia, al suolo secco, il seme e la faretra.
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Guardo nella dispensa le uova che si aprono.
Prendo i pulcini morti per ricomporli ancora.
Scende l'unguento santo, la testa si trasforma.
Entrano canticchiando le note dei soldati.
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Sono precoci segni, anticipi d'amore.
Il regno ha spalancato le porte con tepore.
Guarda senza cercare i movimenti ambrati
che scendono soltanto sui cuori disarmati.
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Prendi dal cielo e succhia quella pastiglia amara
potrai assaporare il miele che vi aspetta
prendi medaglie... bruciale
prendi metallo e fondilo
sui fori predisposti rispunteranno gigli
prendi dalla campagna erbe con chiazze gialle
prendi le strane ghiande... cattura un passerotto
sciogli nell'ambra cotta un fiordaliso secco
prega sulla pozione con gli occhi sempre chiusi.
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Come l'arazzo baldo preso in custodia e appeso,
ti guardo e mi congratulo. Uomo, ti sei donato.
Come un artista placido controllo anche i dettagli.
Odoro ed assaporo il nuovo sangue fatto.
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Sono come il dottore chiamato dal dolore.
Penetro dentro il corpo per rivedere tutto.
Posso tacere e aspetto ché senza spiegazioni
ti guardi e dica sùbito le giuste conclusioni.
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I vagabondi amplessi di un'anima terrena
per me son larghi fossi pieni di lento mare.
Or la chitarra piange e scende la tristezza
nel bianco argento vivo, cotto senza dolcezza.
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Ho riportato indietro lo sguardo un po' indeciso
ho ritrovato accanto lo strano mondo vivo
e ritraendo incolume la gamba e il petto d'aria
ho preso la rincorsa e son venuto sùbito.
Mi piacerebbe molto parlare ancor d'amore
e rivelare adesso come fui buono in Terra.
Son ritornato a casa senza vicende lunghe.
Mi sento assai diverso da questo lido grande.
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Ho preso il mandarino per regalarti il succo,
per fare riapparire nel petto il segno magico.
Ho messo nelle dita il largo anello giallo
per farti ricordare che l'Alto è molto bello.
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Scende un segnale magico su questa testa calva
e sale il capogiro a prendere la calma.
Sale la muta anima per implorare il Padre
e dirgli che ritorna, mondato da ogni male.
Scende la mano vergine sull'uomo che ha intuìto.
Il sodalizio antico che premia il lungo pianto.
Parlo di cose magiche e non stupire troppo.
Pregate con fervore o sparirò di colpo.
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Quando nel solleone vidi l'argento vivo
non fui giammai propenso a stare sempre dritto.
Scesi come animale e dopo convertito
tornai cambiato e santo: ora sono felice.
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Tornando fra i terrestri, rivedo ancora oggi
tutti gli errori antichi che seppi disconoscere.
Mentre gli amici sbagliano, attendo il loro turno.
La Legge non dà tregua: vedrai che gli occhi si aprono.
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Guardo dentro la noce senza rubare nulla
poi te la porgo e dico: "Prendila, è molto dolce".
Torno per raccontare che la trasformazione
vi rende più sapienti del mandorlo felice.
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Tolgo dal frutto il seme.
Scaglio con forza il succo.
Sorge per atto magico
la cattedrale impavida.
Muovo con labbra forti
la pietra e l'elfo in alto.
Ecco lo sposalizio.
Dopo mi siedo stanco.
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Molti torbidi, nevosi,
altolocati movimenti
sono segni già lasciati
in un'altra dimensione.
Molte doglie senza figli
senza culle per bambini
sono aborti rilasciati
senza baci e senza simboli.
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Sono strali di cotone
come marchi dell'inganno.
Sono lunghe intercessioni
scese in basso per difendervi.
Sono mani molto amiche
con i baci assiderati
che si sciolgono piangendo
sulla pelle del poeta.
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Non cerco legname tagliato con scure
non voglio catrame scagliato sul viso
non mangio la cena con ospiti ciechi
non faccio paura nemmeno ai perdenti
mi chiamo leggiadro sovrano del cielo
e scendo e rimango sospeso nel vuoto
origlio stupito sul tetto di casa
e dico al mio paggio: "Rimpiange la Patria".
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Porgi le guance al vento e lascia che trasporti
sul lido dei sapienti la polvere dei morti.
Non rimanere troppo nei torbidi dilemmi.
Adesso tutto il cuore eviti passi falsi.
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Dicembre 2006